E’ sotto gli occhi di tutti come il settore dei distributori di carburante abbia subito negli ultimi anni un inesorabile processo di destrutturazione. I numeri, elaborati dall’ufficio studi di Confcommercio Modena, sono in tal senso inequivocabili nel delineare il quadro dell’andamento quantitativo del comparto. Nel 2011, in Italia, erano presenti più di 21 mila pompe, che nel 2016 sono diventate 17.600 (-3.400 unità) e nello stesso arco temporale, nella provincia di Modena, si è passati da 234 a 170 esercizi di vendita di carburante. Nel nostro territorio, in termini percentuali, la consistenza numerica delle pompe è calata quasi del 30 per cento negli ultimi 5 anni, in modo dunque decisamente più accentuato che nel resto del Paese.

Sono diverse le cause che hanno condotto a tale risultato. Innanzitutto dal 2002 è in atto una progressiva contrazione della domanda di prodotti petroliferi, che a livello europeo è stata pari al 15% ed in Italia ha superato addirittura la soglia del 35%.

Le principali cause del calo dei consumi è riconducibile, da un lato e fino a pochi anni fa, alla crescita delle quotazioni del greggio, e dall’altro all’aggravarsi della crisi economica. Nello specifico il settore della distribuzione carburanti in Italia ha conosciuto una progressiva diminuzione di margini e la scarsa remuneratività è stata poi resa più pesante dal crollo dei consumi.

La crisi dei distributori di benzina ha poi radici strutturali, che hanno a che fare con i nodi mai sciolti del mercato italiano: scarsa automatizzazione, strutturazione fortemente “oligopolitistica” e presenza sul territorio nazionale disordinata ed inefficiente. Tutto ciò, unito al livello altissimo delle gabelle che gravano su un litro di benzina, spiega come in Italia, al crollo del prezzo del petrolio – assestatosi a circa 50-55 euro, dopo che aveva raggiunto picchi oltre i 100 euro a barile – non sia corrisposta una riduzione proporzionale del costo della benzina.

Stando alle elaborazioni presenti in un rapporto della Banca d’Italia, nel nostro Paese benzina e gasolio costano circa 6 centesimi di troppo (5,9 e 6,1) rispetto a al prezzo praticato mediamente ai distributori: “Supponendo un serbatoio di 50 litri – riporta l’indagine – si potrebbero risparmiare 3 euro di benzina per ogni pieno”.

La spinta verso una destrutturazione del mercato della distribuzione al dettaglio di carburante, viene poi anche dall’Europa: da due anni la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese per scarsa concorrenza. L’invito giunto da Bruxelles è di eliminare “vincoli o limitazioni all’utilizzo continuativo degli impianti ghost”, quelli che funzionano tutti i giorni, 24 ore su 24, senza che sia necessaria la presenza di alcun operatore.

Un indirizzo, questo, giustamente mal digerito dalle associazioni di categoria del settore, perché la sua concreta applicazione metterebbe a rischio oltre 100 mila posti di lavoro.

Un altro male tutto italiano risiede poi nel fatto che il mercato è caratterizzato da una “struttura fortemente oligopolistica”, visto che 7 società petrolifere detengono complessivamente più del 50% del mercato. Oltre ad una ulteriore quota, attorno al 35%, posseduta grazie a terzi convenzionati: operatori che espongono il marchio di una compagnia petrolifera con cui hanno stipulato un contratto di fornitura esclusiva della durata massima di 5 anni.

La restante fetta, in lieve crescita e superiore al 10% del mercato, è nelle mani di imprenditori che si sono “messi in proprio”, affrancandosi dal “giogo” delle grandi compagnie petrolifere: sono le cosiddette “pompe bianche”, indipendenti sia per marchio sia per prodotto. In alcuni casi si tratta di attori emanazione della grande distribuzione organizzata (Gdo) o collegati ad essa.

I numeri non sono imponenti, ma comunque di tutto rispetto: in tutta Italia, stando a recentissime stime, ci sono poco meno di 5.900 “pompe bianche”, quasi il 30% del mercato complessivo. Mentre in provincia di Modena sono, stando ai dati riportati dal sito Alvolante.it, 33, di cui poco più di un terzo presenti nella città capoluogo. Ed è dunque, anche nei comuni del Modenese, sempre più facile imbattersi in insegne “indipendenti”, come Ego, Oil Discount, Beyfin, LV, Punto Fuel.

Difficile immaginare che le “pompe bianche” prederanno, prima o poi, il sopravvento, frenate come sono anche da lungaggini e pastoie burocratiche che non hanno eguali in nessun paese Europeo. Ma anche dal fatto che nel 70 per cento dei casi non sono imprese di capitali e quindi con una impronta finanziaria e organizzativa importante.

Di certo, però, lo scenario della distribuzione di carburante è destinato a mutare ancora. E, con un boom, a breve termine improbabile, nella produzione di macchine elettriche e soprattutto ad idrogeno, a essere completamente stravolto.