“Troppo debole il ritorno alla crescita dell’Italia, dopo 10 anni di stagnazione, per fugare le incertezze. Solo, un solido e duraturo processo di crescita potrà tradursi in tenuta delle nostre imprese, in ripresa degli investimenti, in nuova occupazione e rilancio dei consumi.” Così le Associazioni imprenditoriali modenesi aderenti a Rete Imprese Italia  Confcommercio, Confesercenti, CNA e Lapam-Confartigianato – che in vista delle Elezioni politiche 2018 hanno elaborato una serie di riflessioni, ma al tempo stesso anche e soprattutto proposte – ai candidati modenesi a Camera e Senato.

l’Italia, nonostante le previsioni stimino per il 2018 una variazione positiva del Pil attorno all’1,5% (1,2%, nel 2019), rimarrà fanalino di coda in ambito UE. “A preoccupare – aggiungo ii presidenti delle associazioni imprenditoriali – è poi il fatto che tale crescita presenti delle ombre: buona parte delle nostre imprese fatica ancora ad intercettare l’inversione di tendenza che sta interessando a macchia di leopardo il Paese e ciò è dimostrato dall’andamento dei consumi e delle dinamiche occupazionali (sempre rapporti più a tempo determinato) che, a loro volta, confermano la debolezza della domanda interna. La vitalità a cui abbiamo assistito nel 2017, infatti, è stata sostenuta soprattutto da tre driver: export, investimenti, sostenuti dagli incentivi di Industria 4.0 e il turismo, interessato da un trend di crescita strutturale. Una ripartenza insomma legata a doppio filo all’evoluzione del quadro internazionale.”

Troppo debole, secondo le Associazioni dunque il ritorno alla crescita del Paese, dopo 10 anni di stagnazione, per fugare le incertezze: in primo luogo quelle dettate dalla attesa normalizzazione delle politiche monetarie europee e dei conseguenti possibili effetti di crescita dei tassi di interesse; ma anche dalla prossima evoluzione delle politiche di bilancio che, sinora, hanno potuto dare solo pochi stimoli all’intera economia. Prospettive incerte, che potrebbero incidere ulteriormente sul tessuto imprenditoriale. Solo quindi, un solido e duraturo processo di crescita evidenziano i presidenti di Confcomemrcio-Fam, Confesercenti, CNA e Lapm-Confartigianato, potrà tradursi in tenuta per le nostre imprese, in ripresa degli investimenti, in nuova occupazione e rilancio dei consumi. Per questo, occorrerà avviare un profondo processo di riforma delle istituzioni, passando a politiche di sostegno alla crescita, facendo leva sulle PMI, motore dello sviluppo e dell’occupazione. Non è un mistero infatti l’handicap competitivo scontato dalla piccola e media impresa tra: costo del denaro e accesso al credito; peso e complessità di fisco ed adempimenti burocratici; costi dell’energia; lungaggini dei processi decisionali; lentezza della giustizia amministrativa e civile. Oltre alla necessità della revisione di alcune imposizioni Ue come la direttiva Bolkenstein.

“Se vogliamo che le nostre aziende possano competere sui mercati, semplificazione burocratica, competenze, processi decisionali veloci, regolamenti armonizzati, sono imprescindibili – dichiara Bruna Lami, Vice presidente di Confcommercio-Fam Modena – Riteniamo dunque urgente intraprendere un percorso di ristrutturazione istituzionale che, a partire dalle fusioni dei comuni, semplifichi la vita a cittadini ed imprese, così da creare un ambiente sociale ed economico favorevole allo sviluppo d’impresa e rendere più competitiva la medesima in ambito sia nazionale che internazionale. Occorre anche accelerare in tema di digitalizzazione, fino ad arrivare al più presto, al totale azzeramento dell’obbligo di tenere la documentazione cartacea nei rapporti tra amministrazioni ed imprese. Semplificare è un’esigenza vera: il 52% della popolazione (ultimo rapporto del Censis), giudica negativamente l’operato della P.A.. le piccole imprese sprecano 45 giorni per rincorrere la burocrazia. Vogliamo uscire dall’ingorgo esistenziale e materiale che i nostri imprenditori incontrano nel rapporto con la pubblica amministrazione, e che spiega perfettamente il loro senso di diffidenza, quando va bene, e quello di smarrimento e impotenza, quando va male”.

“Va restituito agli imprenditori quel tempo prezioso sottratto da un’inutile e dannosa burocrazia – sostiene Mauro Rossi, Presidente provinciale di Confesercenti Modena e portavoce locale per il semestre di Rete Imprese Italia – ma anche la tranquillità necessaria per creare nuove opportunità di lavoro e di crescita economica. La recessione da cui stiamo faticosamente uscendo e le mutazioni del sistema economico, hanno drasticamente impoverito il tessuto artigianale e commerciale. La scomparsa di circa 400 imprese all’anno nella nostra provincia, dal 2007 al 2013 ha portato all’impoverimento di intere zone dei nostri Comuni, in termini di servizi ai cittadini che di presidio del territorio. Siamo convinti che esistano strumenti per evitare la desertificazione e sostenere le piccole e medie imprese riteniamo opportuno pertanto prevedere un contributo di perequazione al metro quadro relativo ai nuovi insediamenti commerciali di grande e medie dimensioni, da destinare alle imprese di nuova costituzione e destinare una quota degli oneri di urbanizzazione a progetti di rigenerazione urbana e valorizzazione e rinascita del commercio e artigianato di vicinato. Inoltre, va sostenuto lo sviluppo e la promozione del turismo quale contributo decisivo alla produzione di ricchezza e di sviluppo dell’occupazione. Mentre non si può più prescindere se si vuole innescare la crescita sulla necessità di sicurezza avvertita da cittadini e imprese e certezza della pena.”

“Riteniamo indispensabile introdurre una soglia massima della pressione fiscale complessiva, nazionale e locale – prosegue Claudio Medici, presidente provinciale di CNA Modena – Con circa 700 scadenze annuali, il fisco è oneroso anche dal punto di vista burocratico: 285 ore di lavoro, circa 60 in più della media UE. Un quadro, reso ancora più intollerabile dall’impressionante proliferazione di tributi, tariffe e gabelle locali che minano la capacità di fare impresa da parte dei piccoli sul territorio. L’IMU sugli immobili strumentali è costata nel 2016 ad imprese e lavoratori autonomi 9 miliardi e 700 milioni, circa la metà del gettito complessivo: cifra che conferma l’insostenibilità di questa imposta iniqua. Non si possono infatti trattare strumenti di lavoro che creano occupazione e ricchezza diffusa, come capannoni, laboratori e negozi, alla stregua di seconde case. Un’imposta controproducente visto che, costa più di quanto rende e rappresenta un ostacolo ad investimenti e creazione di occupazione. Se l’obbiettivo poi è quello di ridurre la disoccupazione e di incrementare il numero degli occupati, è necessario abbattere il costo del lavoro attraverso la riduzione del cuneo fiscale. I risultati? Costi minori per le imprese ed aumento della competitività e maggiore disponibilità economica per lavoratori e famiglie. Senza considerare la possibilità di nuova occupazione, specie tra i giovani.”

“Perché i politici non propongono di diminuire l’imposizione fiscale sull’energia, liberando le imprese manifatturiere e aumentando di colpo competitività, posti di lavoro e ricchezza del Paese? – chiede Gilberto Luppi, presidente generale di Lapam-Confartigianto di Modena e Reggio Emilia – Riteniamo fondamentale l’adozione di interventi sul piano energetico nazionale per favorire l’eco-innovazione, ma anche la riqualificazione energetica degli edifici strutturali d’impresa e rendere maggiormente accessibile il costo dell’energia che ora frena sviluppo e competitività. Così da porre le piccole e medie imprese italiane al pari di quelle degli altri stati membri. C’è forte necessita inoltre per il territorio di quelle infrastrutture viarie la cui importanza strategica è indiscutibile e che da troppo tempo sono in attesa di essere sbloccate. Inoltre, il sostegno ed il rilancio delle nostre PMI, continua a rivelare la sua natura quasi esclusivamente industriale. La trasformazione da Industria 4.0 a Impresa 4.0 è rimasta nella sostanza solo uno slogan. Discorso analogo per Le esportazioni: le PMI contribuiscono all’export nazionale per il 54,5%, il territorio modenese da solo, per il 2,9%. E’ necessario consolidare il loro ruolo anche in questo ambito.”

“Nel merito di ciò – concludono – va costruita un’effettiva convergenza tra Governo e parti sociali, perché è interesse di tutti avere un sistema Italia, snello, meno costoso e orientato alla crescita.”